Introduzione

A cavallo tra la fine dell’anno 2021 e l’inizio di quello successivo attualmente in corso, in seno alla World Trade Organization (WTO) si sono registrati due eventi che, in queste righe, appaiono degni di nota. Il primo, concerne il raggiungimento di un’ Intesa atta a facilitare gli scambi commerciali nel Settore dei Servizi. Il secondo, riguarda la decisione, maturata tra le file dell’Unione Europea (UE), di avviare un procedimento contro la Cina interpellando per l’uopo il Sistema di Risoluzione delle Controversie caratterizzante l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).

Un nuovo Accordo nel Settore dei Servizi

Lungo la parte conclusiva dell’anno scorso, ottenendo il consenso dell’Unione Europea, degli Stati Uniti, del Giappone e della Cina, un iter di negoziati ha portato alla conclusione di un Accordo destinato ad incidere in maniera significativa sulle dinamiche transnazionali tipiche dello scambio di Servizi. Tale Intesa (WT\L\1129 – WTO) si prefigge, fra i suoi obiettivi, quello di snellire la burocrazia a vantaggio delle piccole e delle medie imprese le quali, spesso, non sono dotate di strumenti sufficienti per misurarsi con procedure eccessivamente macchinose. Solcando questa strada, si è voluto (come si vuole) provare a rendere più fluidi alcuni meccanismi del commercio mondiale ( nonché della sua liberalizzazione) quanto al settore di riferimento. Il contenuto dell’Accordo de quo, attualmente, ha guadagnato il nulla osta di 67 Stati ed intercetta il 90% circa delle transazioni globali di servizi. Si stima che la sua applicazione potrebbe significare un risparmio, ed un abbattimento dei costi annuali derivanti e connessi, pari a 150 miliardi di dollari .

Unione Europea, Cina e Sistema di Risoluzione delle Controversie in ambito WTO

Nel mese di Gennaio 2022,avanti agli Organi a ciò deputati della World Trade Organization, l’Unione Europea ha dato impulso ad una procedura atta a colpire la Repubblica Popolare Cinese e le pratiche commerciali, restrittive o discriminatorie, da quest’ultima perpetrate nei confronti della Lituania. Pratiche restrittive e discriminatorie che, pur essendo dirette in primis alla Nazione lituana, de facto finiscono per pregiudicare anche altre esportazioni proprie del Mercato Unico Europeo. L’atteggiamento cinese appena descritto a svantaggio del popolo lituano, affonderebbe le sue radici nel fatto che la Lituania, permettendole di introdurre fra i suoi confini una propria rappresentanza diplomatica, avrebbe ( come effettivamente ha) riconosciuto in capo a Taiwan il rango di soggetto di Diritto Internazionale e quello di Paese sovrano. Le misure a carattere restrittivo che, applicate dalla patria del dragone, l’UE intende andare a contrastare (come detto, destinate non soltanto a penalizzare la Lituania, ma anche, per riflesso, i meccanismi di approvvigionamento diffusi nell’intera Unione Europea) genererebbero, quale conseguenza, la violazione degli Articoli I, V, X e XI del GATT ( Accordo Generale sui Dazi Doganali e sul Commercio).La scelta europea di fare appello all’Organizzazione Mondiale del Commercio, nonché al suo meccanismo di gestione delle dispute, si genera nella volontà di bloccare l’atteggiamento, fatto di coercizione economica, mostrato dalla Cina; tuttavia l’intento è anche quello, a titolo di “monito”, di scoraggiare in questo senso qualsivoglia Stato che, per qualsivoglia ragione, tenda ad assumere il medesimo comportamento della Repubblica Popolare Cinese. Il tutto, facendo leva sull’applicazione di contromisure che necessitano di essere applicate, od individuate, in virtù di una corrispondenza proporzionale rispetto al pregiudizio subito e all’interesse che si desidera proteggere.