Art. 4 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – YouTube
Slavery Trade Act: Correva l’Anno 1808 e, nel primo giorno di Gennaio, fra i confini degli Stati Uniti d’America, entrava in vigore lo Slave Trade Act. Questo Atto, adottato durante il Mandato Presidenziale di Thomas Jefferson e approvato dal Congresso nel 1807, aboliva la Tratta degli Schiavi.
Prendendo spunto da questo “ appuntamento con la Storia”, chi scrive (per sua curiosità personale e professionale) ha ritenuto di “investigare” e di interrogarsi circa l’esistenza, o la presenza attuali, di forme moderne di schiavitù; forme moderne che, in quanto tali, caratterizzano la Società contemporanea assumendo una veste completamente sconosciuta e diversa rispetto al passato, ma ugualmente lesiva della dignità e della libertà dell’Uomo.
Panoramica fattuale: I dati riscontrati in questa direzione appaiono interessanti quanto poco rasserenanti. Studi, ricerche e contributi messi a punto da Organizzazioni Governative ed Organizzazioni Non Governative (Unicef, Organizzazione Internazionale del Lavoro, Actionade) ci raccontano che:
- Nel 2017, gli individui vittima della “Schiavitù odierna”, registrati su scala planetaria, erano più di 40 milioni. Di questi, 25 milioni erano costretti a lavoro forzato e 15 milioni erano coinvolti in matrimoni obbligati, ma non desiderati.
- La “Schiavitù figlia dei nostri giorni” affligge indifferentemente varie parti dei Continenti: 7,6‰ – Africa; 6,1‰ – Asia Meridionale e Asia Pacifica; 3,9‰ – Europa, Medio Oriente e Russia; 3,3‰ – Stati della penisola araba; 1,9‰ – America settentrionale, centrale e meridionale.
- Il fenomeno sopra indicato tocca particolarmente alcuni settori di impiego professionale: agricoltura, pesca, estrazione nelle miniere, servizi resi all’interno di ambienti domestici. Tale fenomeno, fortemente negativo, implica l’intervento di “ soggetti trafficanti” i quali, con il loro operato illecito, creano un business forte e Business forte e radicato tanto nelle aree più povere che in quelle maggiormente industrializzate della Terra. Questa dinamica, tuttavia, comporta, oltre che la perdita dei Diritti Fondamentali per chi ne diviene bersaglio, anche gravi distorsioni in capo al mercato del lavoro; il tutto si traduce, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, in abbassamento dei salari e riduzione del gettito fiscale.
- I bambini costretti in attività lavorative pericolose o lesive della loro salute psicofisica sono stimati in circa 152 milioni. Più o meno 250 mila fanciulli, invece, sono impiegati in conflitti armati nel ruolo di soldati, spie o messaggeri.
- Le vite incastrate in contesti di sfruttamento sessuale sono più di 4 milioni.
Il tema e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: A questo punto, una domanda sorge spontanea. All’alba dell’appena aperto 2021, ha ancora senso ricordare che, fra le righe della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo proclamata dalle Nazioni Unite, svetta un Articolo il quale sancisce che: “Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma”[1]? Ha senso pretendere che codesto disposto non resti lettera dimenticata, morta o moribonda?
Lasciamo che ciascuno cerchi, e magari trovi, dentro di sé la risposta a questo eterno, ma imprescindibile quesito.
[1] In data 10 Dicembre 1948,L’Assemblea Generale ONU ha approvato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il riferimento richiamato nel testo sopra è quello rubricato al n. 4. Il testo integrale della Dichiarazione è consultabile attraverso il link Microsoft Word – itn.doc (ohchr.org).
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