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Fra passato e presente
Il 23.07.2021, in un clima fatto di entusiasmo, speranze, qualche scetticismo ed alcune paure dovuti alla Pandemia da Covid19, si sono ufficialmente aperti i XXXII Giochi Olimpici.
Questa Edizione, ospitata in Giappone, viene formalmente indicata con il nome di “Tokyo 2020” ; codesta scelta è stata fatta in ossequio alle Olimpiadi che l’anno scorso (pur essendo fissate in Calendario Istituzionale condiviso a livello globale) non hanno trovato svolgimento a causa dell’Emergenza Sanitaria in corso.
Invece, il 24.07.1908, l’atleta italiano Dorando Pietri partecipava alle gare olimpioniche di Londra. Il maratoneta, nella sua specialità, giungeva per primo a tagliare il traguardo. Tuttavia, risultando particolarmente stremato e barcollante, al suo arrivo, il medesimo necessitava di essere sorretto dai giudici presenti. Tale circostanza, lo metteva nella condizione di non poter ricevere la Medaglia d’Oro che, pertanto, veniva assegnata al secondo classificato nella persona di Johnny Hayes (USA). Tale particolare coincidenza temporale che richiama l’attenzione su una importante festa sportiva coinvolgente il Pianeta tutto, fa nascere (in chi scrive) una curiosità. La curiosità di indagare brevemente come il Diritto allo Sport, e i Diritti Essenziali degli Sportivi, vengano tutelati da talune Convenzioni che, su scala internazionale, si occupano di Diritti Umani; o che, in ogni caso, si occupano di fenomeni destinati, per la loro portata, a varcare i confini dei singoli Stati. Di contro, ma solo per sommi capi, è interessante notare che la Costituzione Italiana, a differenza di quanto accade in altri Ordinamenti, non dedica a questo tema, nello specifico, alcun articolo esplicito.
La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (1989)
Il suo testo definisce quello allo Sport un Diritto che, quando esercitato, contribuisce alla crescita culturale e ricreativa di un Paese. Per questo motivo, l’attività sportiva deve essere accessibile a tutti, compresi i Minori. A questi ultimi, peculiarmente e fra l’altro, va garantita la possibilità di praticare attività sportiva in ambienti salubri e sicuri, senza subire pressioni psicologiche e godendo della presenza di personale qualificato. Personale qualificato che, trattandoli con rispetto e senza umiliazione per un risultato eventualmente non raggiunto, li aiutino a salvaguardare l’integrità psicofisica. Il tutto, in una prospettiva, che sappia guardare a valori quali la tolleranza, il rispetto della diversità e lo spirito collaborativo di squadra.
La Carta Europea dei Diritti delle Donne nello Sport (1985)
Trasformata in Risoluzione dal Parlamento Europeo nel 1987, seguendo il solco del riconoscimento della dignità della donna, nonchè delle pari opportunità che le spettano in relazione all’uomo, tale Carta si appoggia su taluni irrinunciabili capisaldi. Tra essi: il diritto delle atlete a non essere escluse, e penalizzate, durante le loro prestazioni (agonistiche o meno) a causa del loro sesso; e ancora: il diritto per le Signore di accedere a cariche dirigenziali atte alla guida di Associazioni e Realtà Sportive.
La Convenzione Internazionale Contro il Doping (2005)
Non sono mancate, o non mancano nella Storia, situazioni critiche nell’alea delle quali gli Atleti (anche di età assai giovane) hanno manifestato, e manifestano, la loro tendenza ad assumere sostanze dopanti con lo scopo di migliorare le loro prestazioni.
Unita nel far fronte al contrasto di questi episodi, dannosi per l’immagine dello Sport e per la Salute, la Comunità Internazionale ha predisposto un Trattato ad hoc. Sottoscritta in un corpo di 34 disposti, la Convenzione della quale sopra fissa un complesso di obblighi incombenti sulle Nazioni. Viene, così, sottolineata l’importanza (per le Federazioni e gli Organi Sportivi) di prendere posizioni incontrovertibili a fronte di pratiche sportive sleali. Ciò, facendo ricorso a penalità e sanzioni quali, ad esempio, la squalifica.
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