Ricorre in questi giorni l’anniversario della sottoscrizione della Convenzione del Consiglio D’Europa Contro la Tratta degli Esseri Umani, firmata a Varsavia il 16.05.2005. Link

Alla luce di tale ricorrenza, seppur in sintesi, appare interessante prendere in considerazione qualche aspetto messo in rilievo dal Rapporto stilato da GRETA, il Gruppo di Esperti sulla Tratta degli Esseri Umani afferente al Consiglio stesso.

Tale Rapporto è stato pubblicato il 30.01.2018 e analizza il periodo di tempo compreso tra il mese di Gennaio 2017 ed il mese di Dicembre 2017. Esso pone, prima di tutto, la sua attenzione su quella che è l’effettiva applicazione (da parte degli Stati che la hanno adottata) delle norme della suddetta Convenzione inerenti lo sfruttamento lavorativo. Da un suo primo esame emerge che, nonostante la Convenzione Contro la Tratta degli Esseri Umani sia stata progressivamente ratificata dalla quasi totalità dei Paesi Membri del Consiglio d’Europa (esclusa la Russia), quello della fattiva osservazione, nonché del fattivo utilizzo, degli articoli che la compongono rimane, in tema di sfruttamento dei lavoratori, un punto discretamente critico. Non a caso in determinati Stati (tra i quali si annoverano, a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, Georgia e Serbia) la tratta delle persone, realizzata per scopi legati all’impiego non legale della forza lavoro, si configura quale rischio, o quale dato, ancora più evidente di quello riconducibile alla tratta organizzata per ragioni connesse allo sfruttamento sessuale.

Il fenomeno de quo interessa, in maniera più evidente, i settori dei servizi di pulizie, agricolo, edile e manifatturiero; un fenomeno codesto che non manca di mietere vittime pure all’interno del loro Paese d’Origine per l’effetto della sempre crescente presenza di disoccupazione, economia sommersa e richiesta di manodopera a basso costo. Ovviamente, il forte radicamento dei flussi migratori verso il Vecchio Continente, caratteristica abbondante della fase storica che stiamo vivendo, non fa altro che allargare la portata di questa piaga ed il pericolo di un suo continuo allargamento.

Dunque, fra le pagine della sua relazione, il gruppo GRETA raccomanda, alle Nazioni a cui si rivolge, di rafforzare le misure a tutela della vulnerabilità insita negli immigrati clandestini. Ciò a partire da un intervento, sulle leggi nazionali dedicate all’immigrazione, comprese quelle mirate alla sicura identificazione di donne e minori non accompagnati, nonché quelle dedicate alla formazione degli operatori addetti all’accoglienza o agli hotspots.

Questa raccomandazione ha interessato ed interessa anche l’Italia, la quale, per parte sua, ha provveduto a ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Lotta Contro la Tratta degli Esseri Umani per tramite della Legge n. 108\2010.

 

 

1.Fondato nel 1949, oggi il Consiglio d’Europa assume una dimensione “paneuropea” comprendendo 47 Nazioni. Attualmente, la Bielorussia non ne fa parte, mentre alcuni Stati (Messico, Giappone, Canada, Stati Uniti e Santa Sede) mantengono nei suoi confronti lo status di osservatori esterni. Il compito primo del Consiglio d’Europa è quello di promuovere, consolidandoli, i valori che compongono un patrimonio comune per i suoi Membri; tra essi: la Democrazia, i Diritti Umani e le Libertà Fondamentali tipiche di ogni Stato di Diritto. Il tutto nel solco segnato dalla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (1950) la quale rappresenta la Convenzione più significativa varata dal Consiglio medesimo.