Durante il tratto conclusivo dello scorso anno, nella città svizzera di Ginevra, si è riunito un Gruppo di Lavoro Intergovernativo delle Nazioni Unite (ONU). Tale Gruppo di Lavoro è mirato alla progettazione di un Trattato di portata internazionale che sia in grado di chiudere in se stesso regole, vincolanti per le Imprese Multinazionali e per le Corporation, in materia di tutela dei Diritti Umani nell’esercizio dell’attività di impresa. Nato nel 2014[1] per espresso mandato del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite[2], più precisamente, il Gruppo di Lavoro de quo, in questa occasione, ha aperto la sua Terza Sessione di attività che si è svolta nei giorni compresi tra il 23 ed il 27 di Ottobre.

Sono numerose le anime che vi hanno partecipato e tutte sono espressione della Società Civile nelle sue più eterogenee manifestazioni; tra esse, a titolo esemplificativo, ma chiaramente non esaustivo, si annoverano: i rappresentanti dei Movimenti Contadini e delle Comunità Indigene, come gli operatori dei Sindacati. Fra loro, unitaria, si alza una voce che tende a sottolineare l’irrinunciabile importanza di collaborare e di interagire in direzione dell’istituzione di Centri di Monitoraggio, nonché di meccanismi giurisdizionali veri e propri, capaci di osservare le imprese. Di osservarle e di sanzionarle direttamente quando queste, in maniera altrettanto diretta, commettono pesanti violazioni dei Diritti Umani, rendendone vittima singoli individui, contesti ambientali o contesti sociali.

E mentre l’Unione Europea guarda ai movimenti del Gruppo di Lavoro in tono favorevole e costruttivo, insistendo per il proseguimento delle sue operazioni, di tutt’altro avviso paiono essere, almeno al momento, gli Stati Uniti. Infatti, l’Amministrazione Americana, in argomento, reputa che, effettivamente, uno strumento in grado di sensibilizzare le imprese verso il rispetto degli Human Rights, in concomitanza con il perseguimento dei loro obiettivi economici, già esiste. Codesto mezzo, secondo gli statunitensi, si identificherebbe, come si identifica, nelle Linee Guida su Business e Diritti Umani delle Nazioni Unite approvate nel 2011[3] (orientamenti questi aventi tuttavia natura prettamente discrezionale).

Tenere viva l’attenzione su quelli che potrebbero essere, o che saranno, gli sviluppi portati in seno alle Sessioni future del Gruppo di Lavoro che qui ci occupa si rivela questione assai importante e delicata. Ciò in quanto, attualmente, gli espedienti adottati o adottabili dalle imprese a testimonianza di un loro impegno verso la necessità di promuovere (pure con le loro strategie di produzione) i Diritti Umani hanno carattere completamente volontario; carattere volontario che tale si rivela sia che si tratti di ricorrere all’utilizzo di Codici di Condotta, piuttosto che all’uso di Protocolli per la Responsabilità di Impresa.

In questo senso, del resto, il raggiungimento di un accordo largamente condiviso volto a sancire l’ingresso di strumenti aventi valenza obbligatoria e precettiva, su questo versante costituirebbe un cambio di prospettiva incisivo e innovativo.

 

 

[1] Un grosso ruolo nell’attivazione di questa realtà, indubbiamente, è stato mantenuto dagli Stati del Sudafrica e dell’Ecuador. Il Governo Ecuadoriano, oltre tutto e non a caso, per parte sua, ha portato avanti una significativa lotta contro una multinazionale che, a causa delle sue scelte imprenditoriali, è stata accusata di aver contribuito alla distruzione della Foresta Equatoriale.

[2] Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU si è reso operativo dal mese di Giugno 2006 andandosi a sostituire alla precedente Commissione dei Diritti Umani. Questo Organo possiede il compito principale di offrire un contributo al consolidamento delle istanze tutte afferenti alla necessità di rafforzare la protezione dei Diritti Umani in dimensione internazionale. In codesta prospettiva, il Consiglio prepara, predisponendole, Raccomandazioni aventi lo scopo di risolvere, o quanto meno ammorbidire, problematiche scaturenti dalla violazione dei principi fondamentali riguardanti la materia degli Human Rights. Il Consiglio si impegna annualmente in almeno tre Sessioni alle quali, su richiesta di 1\3 dei Membri, possono essere aggiunte ulteriori Sessioni aventi carattere straordinario. I suoi rappresentanti di Stato componenti sono 47 e, con incarico della durata di tre anni, vengono eletti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; se uno dei Membri viene eletto per due mandati consecutivi, una sua nuova elezione diventa impossibile lungo il periodo immediatamente successivo.

[3] Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha provveduto ad approvare all’unanimità un documento alla redazione del quale ha lavorato il Professor Jonh G. Ruggie che,  allora, svolgeva la funzione di Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU.   Queste pagine, intitolate “ Principi Guida su Imprese e Diritti Umani” tracciano un insieme di disposti che, tanto le imprese quanto i Paesi tenuti a controllarle, sono invitati ad osservare. Trattasi di regole che rispondono al bisogno di riempire un deficit normativo, evidente su scala internazionale, circa i potenziali impatti dannosi dell’attività di impresa sulla preservazione dei Diritti Umani. Queste Linee Guida si diramano, prevalentemente, su tre versanti: quello del dovere, in capo agli Stati, di promuovere politiche di raccordo tra  il valore dello sviluppo industriale e il valore della protezione degli Human Rights; quello di responsabilizzare le imprese verso l’importanza di rispettare i Diritti Umani durante il perseguimento dei loro goals di crescita e di espansione; quello di assicurare  accessibilità ad adeguati rimedi nell’eventualità di abusi d’Impresa che, una volta perpetrati, si traducano in violazioni di questi stessi Diritti Umani.