Breve cronistoria
In data 23 Giugno 2016, nel Regno Unito, attraverso un Referendum, i cittadini inglesi venivano chiamati ad esprimersi circa l’uscita della loro Nazione dall’Unione Europea. In questa occasione, a prevalere furono i voti di coloro che sostenevano il distacco dell’isola dall’UE[1]. Così, percorrendo un cammino lungo circa quattro anni, la “Brexit” si affacciava al Mondo fino a compiersi, ed ufficializzarsi, definitivamente il 31 Gennaio 2020.
Le conseguenze della Brexit sulla circolazione delle Persone e della Moneta
La circostanza per la quale l’Inghilterra, ad oggi, non è più ricompresa nell’area di libera circolazione delle persone e delle merci costituita in Europa, ha fatto sì che, quanto alla possibilità di ingresso degli individui in Gran Bretagna siano state previste, o siano applicate, regole nuove. Regole più rigide. Per cominciare: l’UK, anche quando figurava fra gli Stati Membri dell’UE, non aderiva allo “Spazio Schengen[2]”; conseguentemente, nelle sedi fisiche di partenza o di arrivo rispetto al suolo inglese, era comunque necessario il controllo di un Documento. Se, in passato, la Carta di Identità poteva rivelarsi utile, attualmente, l’unico riscontro che, da questo punto di vista, viene considerato rilevante è quello ricavabile dal Passaporto[3]. La trasformazione dell’United Kingdom in un Paese straniero in relazione all’European Union ha, inoltre, disegnato un diverso assetto nella gestione della Politica di Immigrazione. Infatti, al pari di quanto accadrebbe se questa scelta coinvolgesse l’USA o le Comunità asiatiche, adesso, chiunque (per un periodo superiore a tre o a sei mesi) desideri trasferirsi a Londra e in altre località bretoni, è tenuto a farlo munendosi di regolare Visto; a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: il Visto rilasciato per motivi di lavoro[4]. Anche gli studenti intenzionati a formarsi in “Patria Vittoriana” devono essere titolari di specifica documentazione in entrata, mentre i Programmi di Interscambio Studentesco UE\UK (Progetto Erasmus e\o altri) sono soggetti ad interruzione o a modifica. Per finire: ora, una volta superate le “Verifiche di Frontiera” previste, tutti coloro che in Inghilterra, a vario titolo, sono intenzionati ad affrontare acquisti possono farlo soltanto affidandosi alla Sterlina. Del resto, l’avvento della “Brexit” non contempla la possibilità di un uso alternato fra l’Euro e la valuta inglese.
Le conseguenze della “Brexit” sulla circolazione delle Merci
Al cospetto dell’Europa, il Regno Unito si pone, soprattutto, come un “ Importatore Assoluto”. L’isola de quo colloca nel mercato straniero una quantità irrisoria di “Made in UK”; la stessa, però, compera dagli altri Stati europei (Italia compresa, della quale ama lo stile “Made in Italy”) parecchi beni di varia natura[5]. Fortunatamente abbattuto il pericolo di “No Deal”[6], chiusosi un susseguirsi tutt’altro che semplice di negoziati, l’Unione Europea e la Gran Bretagna hanno raggiunto un Accordo di Libero Scambio[7]; un Accordo assai vasto il cui raggio di applicabilità si propaga in una colorata varietà di campi[8]. Poiché gli scambi figli della “Brexit” non hanno le caratteristiche sufficienti per potersi annoverare fra quelli intra-europei, essi, inevitabilmente, divengono, e diverranno, destinatari di controlli o di adempimenti in dogana.[9] In ogni caso, in base a tale Agreement, restano fermi l’abolizione delle quote di importazione sui prodotti e la cancellazione dei dazi.
[1] All’indomani della registrazione di un numero pari al 52% di consensi verso la “Brexit” contro il 48% di pareri sfavorevoli, David Cameron, a quel tempo Primo Ministro in UK e convinto europeista, si dimetteva dalla sua carica.
[2] La creazione dello “Spazio Schengen” ha permesso, fra gli Stati UE che vi hanno aderito, l’abolizione dei controlli sulle persone fisiche presso le loro Frontiere Comuni. Il tutto ha condotto al riconoscimento di un unico “Varco di Frontiera” condiviso. A livello pratico, in prospettiva dei viaggi internazionali organizzati al loro interno, le “Nazioni Schengen” agiscono come se le medesime formassero un solo Paese.
[3] Codesto regime, ovviamente, vale parimenti per i passeggeri che si affidano al TVG, il Treno Francese ad Alta Velocità che collega le Capitali London e Paris.
[4] A questo riguardo, l’attività lavorativa che si intendesse praticare, dovrebbe fruttare, annualmente, almeno circa 30.000 Sterline. Questo disposto è pensato per “rimpicciolire”, in Gran Bretagna la componente di mano d’opera non specializzata, favorendo l’inserimento di professionisti più altamente qualificati. Non mancano, e non sono mancate, realtà imprenditoriali che hanno richiesto la revisione ribassata di tale somma a 26.000 Sterline.
[5] Vedasi, per esempio: prodotti alimentari, capi di abbigliamento, veicoli di trasporto, pezzi di arredamento, ecc.
[6] Letteralmente, l’espressione “No Deal” significa “ Assenza di Accordo”. Riferita alla problematica della quale qui ci stiamo occupando, sta ad indicare l’ipotesi (non fattasi strada) di abbandono dell’Unione Europea da parte dell’United Kingdom senza avere anticipatamente concordato la regolamentazione degli scambi tra le Parti.
[7] Dicesi “ Accordo di Libero Scambio” la “ Convenzione di Diritto Pubblico” stipulando la quale due o più partner commerciali ( Nazioni, ma anche “ organismi transfrontalieri”) scelgono di riservarsi vicendevolmente il Free Trade.
[8] Tra questi: import-export di merci, erogazione di servizi, gestione della concorrenza e degli investimenti, tutela dell’ambiente, snellimento della burocrazia e organizzazione dei trasporti.
[9] Navi, Tir e Aerei destinati al trasporto delle merci, dunque, non possono (e non potranno) baipassare operazioni doganali quali, per esempio, la verifica della documentazione tecnica o dei dati inerenti la classificazione dell’origine per i beni trasportati.
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