Introduzione In virtù del Rapporto Annuale presentato dalla Presidente della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) alla fine del mese di Gennaio 2023, emergono alcuni dati interessanti. Fra questi, i seguenti sono quelli che la  nostra realtà professionale intende sottoporre all’attenzione del lettore. Attualmente, i Ricorsi pendenti davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sono oltre 74.650. Essi, per una percentuale pari al 74%, coinvolgono prevalentemente cinque Paesi: la Federazione Russa e l’Ucraina ( soprattutto a seguito dell’esplosione del conflitto ora in corso), la Turchia, la Romania e l’Italia; per essere più precisi su questo versante, lo Stato italiano ne registra, a proprio carico, circa 3550. Non mancano, tra quelle appena richiamate, situazioni nelle quali i Giudici di competenza si trovano a doversi pronunciare su  Appelli “ripetitivi” che si concentrano in questioni precedentemente già analizzate dalla CEDU; questioni sulle quali, però, evidentemente le Nazioni interessate non hanno ancora provveduto ad introdurre, in un’ottica di progressivo adeguamento, le misure suggerite dall’organo giudicante. Infine, non sono assenti tra quelle formulate dalla Corte pronunce che si sono occupate, o che si occupano, di temi aventi un impatto particolarmente delicato, ma particolarmente forte nel contempo: a titolo esemplificativo, e non esaustivo, si vorrebbero in questa sede ricordare: la libertà di espressione, l’eutanasia, le molestie sessuali ( ivi comprese quelle subite in luogo di lavoro) e l’accesso ai pubblici edifici[1].

Unione Europea e disabilità E proprio la tematica inerente l’accesso ai pubblici edifici, nonché l’attenzione che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo le conferisce, offre la possibilità di allargare ulteriormente la riflessione di queste righe circa l’odierno livello di attuazione, nell’area dell’Unione Europea (UE), dei diritti spettanti alle persone portatrici di disabilità. A questo riguardo, appare importante denotare come, sul finire dell’anno  scorso, il Relatore delle Nazioni Unite per i Diritti degli Handicappati abbia stilato un documento a mezzo del quale viene descritto il complesso delle attività che l’Unione Europea pone in essere a protezione degli individui affetti da qualsivoglia tipologia di handicap. Egli, mediante il Rapporto de quo[2], sottolinea come, da un lato, le istituzioni tutte dell’UE risultino particolarmente impegnate nella promozione e nell’attivazione della Convenzione ONU dedicata alle persone portatrici di disabilità (2006). E ancora: viene rimarcato come l’ Unione Europea, entro il limite di tutte le sue opportunità, dovrebbe  continuare a stanziare fondi dedicati agli interventi ( edilizi e non) che permettono al disabile di condurre uno stile di vita autonomo e indipendente. Infine, il  Relatore non manca di rammentare come, a tutela di una disabilità integrata, l’UE, pure in una prospettiva di costante collaborazione tra i suoi Membri, debba saper intervenire anche nella gestione di eventuali situazioni emergenziali[3].

[1] Si veda, tra gli altri: Pubblicata la relazione annuale sull’attività della Corte europea nel 2022 – Marina Castellaneta .

[2] Il Rapporto è oggetto di dibattito presso la 52ª Sessione del Consiglio ONU per i Diritti Umani che, adesso, è in corso nella città elvetica di Ginevra e che continuerà sino al prossimo mese di Aprile.

[3] Si veda, tra gli altri: Unione europea e diritti delle persone disabili nell’analisi del Relatore speciale ONU – Marina Castellaneta .