Accadeva in data 01.07.2019.

In questo giorno, nell’ambito di un ampio progetto di cooperazione destinato a toccare più settori (tra essi a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, si annoverano: quello dell’Immigrazione, quello dell’Istruzione, quello della Ricerca e quello dei Diritti Umani) l’Unione Europea e il Mercosur[1] concludevano un importante Accordo di Libero Scambio[2]. L’evento, veniva salutato dal Presidente della Commissione Europea (il Signor Jean Claude Juncker) sfoggiando le seguenti parole: “Quando dico che questo è un momento storico, lo faccio con cognizione di causa. In una fase caratterizzata da tensioni commerciali internazionali, oggi, insieme ai nostri partner del Mercosur, inviamo un forte segnale a favore del Commercio basato su regole.. (…) Grazie all’intenso e paziente lavoro dei nostri Negoziatori, questo Accordo porterà anche risultati positivi per l’Ambiente e per i Consumatori, così da essere vantaggioso per tutti”.

Il significato e i contenuti del “Patto[3]”.

Attraverso l’espediente oggetto di queste righe, l’UE si apprestava ad instaurare con il Mercosur legami politico-commerciali significativi divenendo uno dei suoi interlocutori di primario ordine. Le due aree territoriali che lo sottoscrivevano si impegnavano, reciprocamente, a realizzare scambi privi di barriere tariffarie, ma, contemporaneamente, attenti al rispetto degli standard nel campo della sicurezza alimentare e della protezione dei Diritti essenziali appartenenti alle persone. Il tutto, nella piena osservanza del Principio di Precauzione, delle norme ambientali[4] o di quelle atte a proteggere i lavoratori, nonché delle misure orientate a promuovere il consumo responsabile. In questo contesto, che sapeva fissare lo sguardo verso le istanze dello Sviluppo Sostenibile, si intrecciavano gli interventi progettati a sostegno dei complessi imprenditoriali europei (anche di media o piccola taglia) e della loro competitività. Pertanto, l’ “Alleanza Interregionale” che qui ci occupa, si muoveva nel segno della riduzione delle formalità burocratiche imposte agli imprenditori che si dedicano ad Appalti Pubblici o che forniscono Servizi. A completamento di questo assetto, non mancava l’abolizione della maggioranza dei dazi sulle esportazioni UE di prodotti industriali, prodotti agricoli ed alimenti[5].

Gli scenari e le possibilità future che rimangono tutt’ora aperti.

Ad oggi, e momentaneamente, il FTA “ricamato” da Mercosur ed Unione Europea non ha visto ultimarsi il processo di entrata in vigore, e\o di ratifica che dovrebbe contraddistinguerlo; contraddistinguerlo in maniera da renderlo capace di efficacia ed effetti giuridici. Il mosaico attuale, emergente dalle posizioni mantenute in capo agli Stati chiamati in causa, si disegna davvero variegato. Accanto a chi si schiera a favore di un suo utilizzo quanto più possibile rapido (vedasi, per esempio, Danimarca e Spagna), si collocano gli Ordinamenti inclini a ritenere che, al di là delle “ proclamazioni teoriche” elencate nei suoi capoversi, l’Accordo sia portatore di debolezze e fragilità; vulnerabilità quanto al suo potere di farsi viatico di un commercio internazionale vigoroso e, contemporaneamente, sensibile ai bisogni sociali della Società moderna. In questo senso, si spiegherebbe (come si spiega) l’atteggiamento, oppositore alla sua fattiva adozione, di Nazioni dell’Unione quali la Francia, l’Irlanda o il Lussemburgo. E, tra codesti estremi va ad incastrarsi il ragionamento mediato di altri Membri UE i quali abbracciano l’idea in virtù del quale il Free Trade Agreement de quo dovrebbe essere reso protagonista di aggiustamenti, od emendamenti, irrinunciabili in relazione alla sua Versione Prima. Ovviamente, la direzione nella quale andranno a confluire le “correnti” qui descritte, non potranno sottrarsi all’influenza dell’ andamento di Semestre a guida del Consiglio Europeo; Semestre il quale, adesso, è lasciato alle mani del Portogallo. Un fattore è certo: talune preoccupazioni non mancano pure in seno agli Stati Uniti; negli USA, del resto, il margine di perdita nell’esportazione dei prodotti agroalimentari potrebbe farsi non trascurabile se Mercosur ed UE portassero a totale compimento la ratifica delle loro comuni volontà[6].

 

[1] Con il termine “Mercosur”, si intende l’insieme di Paesi composto da: Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay.

[2] Gli Accordi di Libero Scambio vengono solitamente siglati tra le realtà interessate (singoli Stati o Unioni Transfrontaliere) al fine garantire la creazione, e il consolidamento, di un regime di Free Trade.

[3] Il testo integrale del Free Trade Agreement ivi lasciato alla nostra analisi è disponibile consultando questa fonte: EU-Mercosur trade agreement : the agreement in principle (europa.eu) .

[4] Nelle file dei suoi disposti, si inserisce, tra l’altro, un collegamento con l’Accordo di Parigi sui Cambiamenti Climatici e con le norme di esecuzione, o di attuazione, che si associano ad esso.

[5]  le Nazioni del Mercosur, peraltro, non ostano alla delineazione di garanzie atte ad impedire l’imitazione di bevande e cibi i quali, incontrovertibilmente originari dell’Europa, si distinguono per la loro alta qualità.

[6] Quanto ai punti sviscerati in quest’ultimo paragrafo dell’Articolo, si invita a consultare questo contributo: UE-Mercosur: Accordo di scambio non ancora libero | ISPI (ispionline.it) . Il medesimo, datato 22.01.2021, è pubblicato sul Sito Internet ISPI. La sua autrice è la Dottoressa Agostina Latino, docente di discipline internazionalistiche presso l’Università di Camerino e LUISS.